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La Sepsa

Il successo della Cumana fu immediato. Per molti anni quei trenini sbuffanti continuarono a trasportare verso le spiagge e il mare delle sponde flegree intere famiglie napoletane, comitive di gitanti e turisti, visitatori giunti da ogni parte del mondo per ammirare le meraviglie naturali dei Campi Flegrei, per calarsi nelle suggestioni della Solfatara, dell’Averno, di Cuma, per vivere una giornata fra i colori del Fusaro, del Rione terra di Pozzuoli, della costa di Miseno.

All’approdo di Baia, pochi metri dalla stazione ferroviaria, decine di barche sostavano in attesa dei “signori” provenienti dalla città. Ogni giorno, nelle ore del primo pomeriggio estivo, era possibile fare una tranquilla passeggiata a remi, in una lunga sfilata sotto costa, verso i centri di villeggiatura di Bacoli e Capo Miseno. Una vera e propria proposta “ante litteram” di integrazione del sistema di trasporto, pubblico e privato: una sorta di “taxi del mare” in grado di fornire una valida alternativa ai disagi delle strade interne locali e delle scomode carrozze, con la prospettiva di una traversata agevole e distensiva.

Poi arrivò il tempo delle prime trasformazioni, del piano di elettrificazione, concesso dal Governo alla SFN nel 1926, insieme con la licenza di prolungamento della linea da Torregaveta verso Monte di Procida, Bacoli e Miseno, prolungamento che, però, non sarà mai realizzato.

I lavori per la sistemazione dei pali e dei fili elettrici furono eseguiti sull’intero tracciato della Cumana in soli 17 mesi. Il 3 luglio del 1927 la ferrovia era completamente elettrificata, ma alla svolta si arrivò sul finire degli anni Trenta, con l’avvento della Sepsa.

Il cambio della società di gestione della Cumana in realtà nasceva da una precisa volontà di Mussolini, e dei suoi progetti di trasformazione urbanistica della zona di Fuorigrotta. Qui, infatti, il Duce aveva deciso di allestire la Mostra delle Terre d’Oltremare, un progetto ambizioso, strutturato attraverso la realizzazione di grandiosi edifici, in grado di ospitare ogni anno la rassegna di quanto il regime aveva saputo conquistare nelle colonie africane.

Un progetto ambizioso, ostacolato però dal tracciato ferroviario della Cumana.

Ecco perciò spiegata l’esigenza di procedere ad un completo riassetto urbanistico nell’intera zona, cogliendo anche l’occasione per procedere ad una vigorosa iniziativa di rilancio della metropolitana occidentale flegrea, inaugurata nel 1925, affidandosi alle potenzialità imprenditoriali del gruppo più forte – in quel tempo – nei settori dei trasporti pubblici e dell’elettricità in generale, l’Ente Autonomo Volturno, titolare dell’erogazione dell’energia elettrica a Napoli fino alla nascita dell’Enel, nel 1962.

Nel 1938 il pacchetto azionario della SFN fu messo in liquidazione. Lo acquistò, al volo, naturalmente, proprio l’EAV. In fretta fu costituita una nuova società, la Sepsa (22 dicembre 1938), che per prima cosa si assunse l’onere di eseguire i lavori di trasformazione della ferrovia nella zona di Fuorigrotta, in modo tale da evitare qualsiasi interferenza con il progetto di costruzione del gigantesco complesso della Mostra d’Oltremare.

L’inaugurazione della Mostra, prevista per il 1940, costrinse la Sepsa ad accelerare vertiginosamente i tempi. Furono sostituiti molti tratti di binario, interrato il tracciato ferroviario che lambiva la zona della Mostra, completamente svecchiato il parco rotabile, grazie all’acquisto di modernissime elettromotrici, di assoluta avanguardia per l’epoca: porte automatiche, prese d’aria, ricambio negli abitacoli, appigli cromati e suppellettili e ornamenti interni.

L’avvento della II Guerra Mondiale, e soprattutto i bombardamenti del 1943, però, danneggiarono il percorso della Cumanadecimato il parco rotabile, disastrati chilometri di binarifino alla inevitabile sospensione del servizio dopo l’incursione aerea del 4 agosto.

Dopo qualche mese la Sepsa riuscì a tamponare in qualche modo l’emergenza, organizzando qualche corsa sporadica con alcune vecchie locomotive a vapore, rimaste ad ammuffire nei depositi da oltre 20 anni, in attesa che il peggio passasse e sperando di poter ricostruire, da capo, la gloriosa Cumana.

 

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